ref:topbtw-4629.html/ 7 Novembre 2026

ed altro ancora...
In questi giorni si è diffusa sui social media una storia virale che a Kiev esisterebbe “una stanza delle torture di Zelensky” in un centro
di reclutamento gestito dalla brigata Azov in cui le persone mobilitate con la forza e contro la loro volontà vengono sistematicamente picchiate.
Questa storia, rilanciata anche da importanti politici in Europa, è però ad oggi priva di prove.
Si è diffusa anche grazie a informazioni false e fuorvianti ed è stata utilizzata in Rete da pagine o commentatori politici,
come anche dalle stesse autorità russe, per attaccare l’Ucraina e il sostegno dei suoi alleati contro l’invasione
del Paese iniziata dal Cremlino.
Fuori dal recinto dell’abitazione, ribattezzata presto “casa delle torture”, si raduna intanto una numerosa folla, composta da circa 200 persone.
Un giornalista dell’emittente pubblica ucraina Suspilne, presente sul posto, riporta che alcuni dei presenti, identificatisi come parenti
degli uomini “imprigionati”, avevano affermato che dentro ci sarebbero state reclute che venivano torturate,
che alle loro famiglie veniva estorto del denaro e che ai medici non era consentito l’accesso.
Si tratta di dichiarazioni non comprovate da verifiche indipendenti.
Nel frattempo la donna vestita come paramedica dichiara alla stampa di chiamarsi Valentyna, di essere la proprietaria
della clinica privata “Med-Prestige” e di essere stata chiamata dai familiari delle persone trattenute contro la loro volontà.
La donna ha anche affermato di possedere documenti riguardanti le persone presenti nella casa e registrazioni video.
Questi presunti documenti non sono stati però mostrati.
La testata investigativa Slidstvo.Info ha scoperto che la donna in questione si chiama Valentyna Moloda.
Come abbiamo visto, Moloda aveva dichiarato di essere la proprietaria della clinica privata “Med-Prestige”.
In realtà, la clinica in questione risulta essere stata registrata a Mykolaiv nel febbraio 2012 e che il proprietario della
società è un cittadino israeliano di nome Mikhail Furman.
Contattato dal media ucraino, Furman ha dichiarato che la clinica Med-Prestige ha cessato l’attività nel 2023, ma che la società a
responsabilità limitata non è stata chiusa.
L’uomo ha poi aggiunto che l’azienda possedeva cinque ambulanze:
una di queste è stata ceduta all’esercito, le altre quattro sono state vendute.
Tra i veicoli venduti c’era anche quello con cui Valentyna Moloda è arrivata davanti la casa.
Furman ha poi precisato:
«I termini della vendita prevedevano la rimozione di tutti i nostri loghi ‘med-prestizh’.
Non hanno il diritto di usare il mio marchio.
E nemmeno lei ha il diritto di presentarsi come proprietaria».
Come rilevato dal collettivo di ricercatori Bot Blocker, la vicenda è stata poi amplificata su larga
scala dall’operazione Matryoshka, la nota rete di disinformazione russa, soprattutto attraverso la creazione di contenuti contraffatti,
immagini e video, con i loghi di testate e ONG internazionali.
Tra questi, un finto servizio con il marchio dell’emittente polacca TVP World sosteneva che nella «prigione segreta» fossero sequestrati
due cittadini polacchi, per i quali sarebbe stato chiesto un riscatto di 30mila euro, mentre un altro video, confezionato per imitare
un report dell’organizzazione di difesa dei diritti umani Human Rights Watch, denunciava l’esistenza di centinaia di sotterranei segreti
in Ucraina impiegati per torture, omicidi ed estorsioni.
Un’altra finta copertina molto diffusa ha invece utilizzato lo stile grafico del settimanale statunitense Time.
Bot Blocker ha notato però che i primi post pubblicati da Matryoshka sono comparsi parecchio tempo dopo l’esplosione virale della storia,
il che fa supporre che il network abbia prontamente sfruttato il caso creando contenuti contraffatti con i loghi di testate e ONG internazionali,
ma non abbia avuto un ruolo nell’inventare la narrazione della presunta “casa delle torture di Azov”.
Che a distanza di giorni e nonostante le numerose verifiche continua a circolare come se fosse autentica,
dimostrandosi una tempesta perfetta della disinformazione.
Perché non identificare, processare, punire, chi realizza e poi diffonde notizie false, immagini false, situazioni false,
spacciandole per vere ?
La produzione, l'utilizzo, la distribuzione di moneta falsa è un reato..
Quella delle notizie invece no ?
( Redazione )
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